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Nella Sala III si può ammirare l’Altare portatile, della 1^ metà del XIII secolo, in argento dorato, smalti e sardonica. L’opera – di oreficeria palermitana – si colloca, cronologicamente, nella prima metà del XIII secolo, precisamente dopo il 1234, anno di canonizzazione di san Domenico di Guzzman  raffigurato in uno degli smalti che decorano le fasce esterne di inclusione della piccola lastra di sardonica.

In questa sala è collocata la Mitria, detta di san Paolino, in pergamena, tela di lino, seta e oro.

La mitria medievale conservata nel tesoro della cattedrale è collocabile cronologicamente tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII secolo. Le bande decorate sono applicate su un tessuto di tela di lino mentre le figure, inserite all’interno di un motivo geometrico, denunciano una possibile provenienza da botteghe islamiche siciliane.

Pregevole è la legatura aurea dell’evangeliario di Alfano, risalente al sec XII, impreziosita da oro, smalto e pietre preziose. Essa fu donata da Guglielmo II “il buono”, re di Sicilia, all’arcivescovo di Capua Alfano di Camerota.

Degno di nota è il Cristallo di rocca, una varietà di quarzo noto anche come quarzo ialino o cristallo di monte. Trovò largo uso sin dall’antichità particolarmente ad Alessandria d’Egitto e a Roma e – nel periodo tardo antico – anche in area bizantina.

La lavorazione più significativa del cristallo di rocca, nel Vicino Oriente, è ascrivibile all’ambito Fatimida, anno Mille. La maggior parte di questi manufatti è giunta in Europa in epoca Medioevale spesso attraverso Bisanzio e, già a partire dalla 2^ metà del sec XI, quando al tempo del califfo Abù Tamìn Ma’ add al-Mustansir si ebbe lo smembramento del tesoro fatimide e la sua conseguente dispersione.

Punta di diamante di questa sala è l’Exultet, datato 1^ metà dell’XI secolo.

La pergamena, proveniente forse dal monastero di san Benedetto di Capua, fu scritta e miniata nello scriptorium di Montecassino; meno probabilmente in quello di Capua.

Dell’intero rotolo si conservano solo 5 fogli.

I Caratteri di scrittura sono in beneventana così pure la notazione musicale.

Custodite in questa sala tracce murarie del Paramento esterno dell’antico palazzo Arcivescovile, datato seconda metà del sec XI.

Detto paramento fu rinvenuto a seguito dei lavori di restauro al palazzo Arcivescovile dopo il sisma del 1980. Sulla parete esterna emersero due aperture decorate con un’ornamentazione in tarsia muraria molto simili a quelle del tiburio della Cattedrale di Casertavecchia, di Salerno e di varie chiese della Costiera Amalfitana.

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